Posso prendere un animale al mio bambino?

Riporto questo bell`articolo apparso su “genitori magazine” che è davvero esauriente.UN ANIMALE E` UN AMICO INSEPARABILE E RIESCE A DARE L`AMORE INCONDIZIONATO CHE DIFFICILMENTE NOI UMANI RIUSCIAMO A DARE. E` UN AMICO “A VITA” E NON TRADISCE MAI. CERTAMENTE VA EDUCATO, AMATO, CURATO E SOPRATTUTTO RISPETTATO. I BAMBINI IMPARANDO IL RISPETTO PER GLI ANIMALI IMPARANO IL RISPETTO ANCHE PER I PROPRI SIMILI.

Bambini e animali: una relazione importante e… terapeutica

di Alessandra Marilli

Pet therapyAccompagnare la crescita dei nostri bambini con la presenza di un animale può rappresentare un valore aggiunto all’educazione e al tipo di esperienze che intendiamo far vivere ai nostri figli. Un animale, infatti, educa alla “diversità”, perché dimostra al bambino che non esistiamo soltanto noi umani, ma anche altri esseri viventi che meritano rispetto e che sono in grado di offrirci molto dal punto di vista affettivo.
Tuttavia, la scelta di adottare un cucciolo (o un animale in genere) non deve essere presa alla leggera: la prima cosa da insegnare ad un bambino è infatti l’enorme responsabilità che un animale comporta. Un cane o un gatto necessitano di cure e attenzioni e non devono essere considerati “giocattoli”, piuttosto, è opportuno paragonarli a dei compagni di vita e di avventure, ma sempre nel reciproco rispetto della loro specifica natura.
Per capire meglio come gestire tale delicata relazione abbiamo incontrato chi di animali e bambini se ne occupa ormai da anni: la dott.ssa Francesca Mugnai, Presidente della Onlus Antropozoa e responsabile della Pet Therapy presso l’ospedale Meyer di Firenze.

E’ ormai noto che l’interazione con gli animali ha effetti benefici sulla crescita dei bambini: in che modo tale relazione aiuta lo sviluppo del piccolo? Quali sono, nello specifico, tali effetti benefici?
I bambini che crescono con gli animali domestici hanno sicuramente una capacità empatica, di leggere e comprendere le emozioni e i comportamenti altrui maggiore, proprio perchè allenati fin dalla più tenera età all’osservazione di un essere vivente ricco di bisogni fisici ma anche psicologici come un animale, ma difficilmente interpretabili.
I benefici sono quindi a livello psicologico ed educativo: interagire con l’animale mette in moto il desiderio di curare un altro essere vivente di sperimentarsi in una relazione. A livello educativo insegna ad attendere i tempi dell’altro e la virtù della pazienza.
Inoltre ci sono benefici fisici legati all’attività motoria che il bambino può fare insieme al suo amico a quattro zampe, nonché sociali: un bimbo insieme al suo animale cattura sempre l’attenzione e suscita simpatia immediata.

Esiste un’età più adatta per instaurare una relazione bambino-animale? Se si, da quale?
I bambini a partire dai 2 anni possono essere attratti da un animale a causa della diversità fisica (grandi orecchie, pelo soffice, coda, strani e buffi movimenti …) ma al contempo non comprendere ancora le necessità e le esigenze specifiche del 4 zampe. Dai 4-6 anni possono essere più responsabilizzati e attratti da questa importante relazione.
Sicuramente un bambino che fin da piccolissimo convive con un animale avrà dei benefici maggiori.

Quali animali domestici sono “più indicati” per i bambini?
Sicuramente è il cane: proprio per la sua storia evolutiva, con una lunghissima storia  di domesticazione è l’animale con cui  si riesce maggiormente a comunicare .
Ma anche altri piccoli animali come gatti, uccellini, ecc. possono essere compagni importanti per la crescita, non solo del piccolo ma dell’intero nucleo familiare.
L’importante è sempre interpellare un veterinario di fiducia che consigli l’animale che maggiormente può adattarsi a quel contesto di famiglia, tenendo contro sia degli spazi che del tempo da dedicare al compagno peloso.

Molto spesso i genitori tendono a regalare un cucciolo per soddisfare i capricci dei bambini, senza tenere conto dell’impegno effettivo che un animale comporta. Cosa ne pensa? Cosa vi sentite di consigliare ai genitori?
Ogni relazione, inclusa quella con gli animali, va coltivata con pazienza, impegno e attenzione. Ho visto famiglie ricomporsi grazie alla presenza di un cucciolo dopo lutti o separazioni e famiglie in cui il comportamento del cane era una spia per un disagio ben più profondo.
Una scelta consapevole e forse rimandata nel tempo al momento giusto, è la scelta migliore che porta a un rapporto ottimale.
Quando veniamo interpellati dai genitori di bambini malati o con disabilità mentale, la prima cosa che facciamo è quella di spiegare tutte le difficoltà dell’avere un animale in modo da rafforzare la loro volontà.

Matteo insieme a Francesca e ai cani di Antropozoa

Matteo insieme a Francesca e ai cani di Antropozoa

In generale, quali sono le regole per una corretta convivenza e un sano rapporto tra bambino e animale?
Sanità fisica psicologica e condizioni di benessere dell’animale, oltre alle normali regole igienico sanitarie, un controllo sempre presente da parte di un adulto in presenza di cani e bambini e il pensare che quando in famiglia entra un animale avremo un po’ più da fare… ma la gioia accompagnerà tutti i giorni!

La Pet-therapy: quando Fido diventa terapeutico
Antropozoa Onlus lavora nell’Azienda Ospedaliera Universitaria Meyer di Firenze, unico e importante esempio in Italia di progetto di attività e terapia con gli animali attivo ormai da circa 10 anni, tanto che l’attività in reparto con i bambini è diventata parte del protocollo di accoglienza. Cerchiamo di capire meglio in cosa consiste.

Che il rapporto con gli animali porti benefici all’uomo è dimostrato e confermato dal progressivo ricorso alla pet-therapy: può spiegarci brevemente in cosa consiste?
Spesso le terapie tradizionali, necessarie e di primaria importanza, si trovano a fare i conti con la poca motivazione o interesse del paziente a progredire. L’animale molte volte è un “leva motivazionale” importante per un bambino: operare insieme al cucciolo significa giocare con lui. È compito dello specialista utilizzare questa motivazione per un dettagliato e rigoroso programma educativo e/o riabilitativo.

Quali sono gli effetti terapeutici che la pet-therapy si prefigge di raggiungere?
Gli effetti vertono sull’area della socializzazione (depressione, autismo, disturbi generici dello sviluppo), sull’area cognitiva (bambini con disturbi psichiatrici e neurologici) emotiva (bambini con difficoltà di adattamento, disturbi dell’apprendimento) e motoria (bambini con problemi neuromotori).
I piccoli con difficoltà ad aprirsi possono trovare nello specialista in pet therapy una figura di riferimento che si adopera opera insieme a un compagno particolare.
Altro settore è quello della riabilitazione motoria con l’animale in cui il cane o il cavallo fungono da importante motivatore al recupero psicofisico.
Chi opera nel campo della pet therapy è un professionista esperto formato nel settore psicologico, medico veterinario ecc e che collabora costantemente con le figure di riferimento del piccolo paziente.

Per quali soggetti è più indicata? Perché è particolarmente adatta ai bambini?
La pet therapy, intesa come terapia specifica, è indicata per tutti coloro che presentano problemi di comunicazione, di relazione e di socializzazione.
Per l’autismo, i disturbi pervasivi dello sviluppo, i disturbi del comportamento e psichiatrici è uno strumento riabilitativo importante.
Anche per i bambini con malattia cronica è sicuramente uno strumento importante, monitorando l’aspetto di salute e la fase di malattia a livello psicologico.

Ho letto che la pet-therapy inizia ad essere utilizzata anche negli approcci educativi tradizionali, cioè non solo come terapia vera e propria, ma nella prevenzione di problemi affettivi e relazionali. Perché?
L’aspetto educativo della relazione bambino animale può esser visto con l’obiettivo del benessere e di una miglior qualità di vita.
In molte scuole di alcuni paesi europei e nord americani esistono oramai da anni veri e propri protocolli di percorsi educativi alla relazione con l’animale per cui i bambini sia nella propria classe che nel doposcuola possono avere un contatto diretto con i 4 zampe. E’ un rapporto con un forte impatto emotivo che stimola il benessere del piccolo e permette di portare alla luce eventuali problemi di adattamento e difficoltà transitorie del bambino.

Quadrupedi in corsia
Per scoprire i “miracoli” della pet-therapy e conoscere meglio l’impegno di Antropozoa presso l’Ospedale Meyer di Firenze, vi consigliamo questo video. Rilassatevi e ammirate le meraviglie di cui sono capaci questi nostri inseparabili amici:

POSSO FAR VEDERE LA TV AL BAMBINO?

MEGLIO DI NO! O COMUNQUE MAI DA SOLO. DOVETE ESSERE VOI A GESTIRE IL TELECOMANDO IN MODO DA POTER SORVEGLIARE, SPIEGARE E COMMENTARE CIO` CHE VIENE VISTO. CIO` VALE A QUALSIASI ETA`. INOLTRE STAR SEDUTI NON AIUTA A SMALTIRE CIO` CHE MANGIANO.

RIPORTO UN PAIO DI ARTICOLI APPARSI SU UPPA QUALCHE TEMPO FA. PENSATECI.

PER LA TV “BUONA” CITO VOLENTIERI “LA MELEVISIONE” ( VEDI LINK) E` UN PROGRAMMA DI QUALITA`DA VEDERE ASSIEME AI VOSTRI FIGLI PICCOLI.

Televisione: piccolo schermo, grande nemico
di Sonia Bozzi

L’abbiamo scritto e riscritto, ma non siamo ancora paghi, soprattutto perché stavolta sono loro, gli scienziati a dirlo! La televisione, se utilizzata in modo indiscriminato, fa male. E qualcuno adesso ci ha spiegato anche perché.
L’esperimento di cui scriveremo è stato condotto in America nel 2008 e muove da studi precedenti, nei quali si affermava che la prolungata esposizione alla televisione, in bambini con età inferiore ai 30 mesi, produce uno sviluppo cognitivo e del linguaggio più modesto del normale. L’obbiettivo era capire in che modo la televisione interferiva sullo sviluppo di questi bambini.
Il campione era costituito da 50 bambini di età compresa tra i 17 e i 36. Il gruppo venne diviso in due sottogruppi. Sono stati allestiti due setting sperimentali di uguali dimensioni collegati ad una stanza di osservazione. I bambini del primo gruppo venivano fatti entrare in una stanza dove, per i primi 30’ minuti, la televisione rimaneva accesa; viceversa i bambini dell’altro gruppo giocavano prima con la televisione spenta, poi, per i rimanenti 30’ con la televisione accesa. La televisione trasmetteva un popolare gioco televisivo per adulti, compresa la pubblicità.
I risultati dell’osservazione hanno evidenziato che i bambini più piccoli, se pure distratti dalla televisione soltanto per pochi secondi, risultavano più disturbati rispetto ai bambini più grandi; l’attività che stavano svolgendo veniva interrotta più frequentemente e per periodi più lunghi; lo schema di gioco dimenticato ogni volta e ricominciato da capo, compromettendone in modo significativo la complessità e la maturità.
Tenuto conto del valore imprescindibile del gioco come strumento di sperimentazione e di crescita nel processo di sviluppo cognitivo, e del fatto che un bambino impegnato in un gioco lo fa in modo serio, difficile da interrompere, bisogna ritenere che la televisione accesa, se pure utilizzata come semplice sottofondo per altre attività, costituisca un elemento di fortissimo disturbo per un bambino piccolo e costituisca un ostacolo alla normale attività di apprendimento di un bambino sotto i 30 mesi di età.
Cos’altro dovranno dirci per spiegarci che la televisione usata come presenza continua e invasiva nella vita familiare non è una compagnia, ma solo un’illusione di compagnia, che non aggiunge ma toglie, che non avvicina agli altri ma allontana; che i nostri bambini non ne sentono il bisogno e che per tenerli impegnati basta farli sedere a terra con una pentola, un coperchio e qualcosa da metterci dentro? In fondo, non chiedono molto per crescere, possiamo accontentarli.

Televisione: piccola guida al piccolo schermo
di Federico Marolla

La letteratura medica internazionale conferma che la TV è un mezzo di comunicazione così persuasivo che può avere effetti sulla salute: – la violenza in TV aumenta la probabilità di comportamenti aggressivi e antisociali; – più i bambini sono piccoli, più sono vittime della pubblicità perché le credono; – più di un paio d’ore al giorno di TV hanno un effetto deleterio sulle prestazioni scolastiche; – più un bambino guarda la TV, più è probabile che diventi obeso; – la sessualità in TV viene rappresentata in maniera distorta ed è una possibile causa di gravidanze fra le adolescenti; – laumento dei suicidi tra gli adolescenti dopo la visione di programmi televisivi che riportano casi di suicidio è probabilmente dovuta a comportamenti imitativi. In Italia i bambini stanno davanti la TV tra le 2 ore e le 3 ore e mezzo al giorno; e vostro figlio? Solo se imparerete “ad addomesticare” il video di casa, i vostri figli mostreranno un livello sufficiente di “tele-educazione”; d’altro canto solo voi siete in condizione di porre regole entro le pareti domestiche. Non più di 2 ore al giorno di TV; mai prima di andare a letto o al mattino; no alla TV come premio-castigo; scegliere i programmi insieme; non lasciarli soli; parlare con loro di quanto si vede, stimolandoli ad esprimere pareri, gusti, perplessità; massima attenzione alla quantità e qualità di alimenti e bevande che i ragazzi sono portati a consumare mentre guardano la TV; mai vederla sdraiati; mai ad una distanza inferiore ai 2 metri; dare alternative alla TV; dare il buon esempio.

Mamma, le zanzare mi mangiano vivo….

I bambini sono estremamente appetiti dalle zanzare e da molti altri insetti volanti come i pappataci.

I repellenti in commercio sono molteplici, pochi sono davvero efficaci, spesso a costo di una loro seppur blanda tossicità.

La tradizionale rete/tenda per culle e lettini, talvolta si trasforma in un`arma a doppio taglio: infatti se un zanzara vi resta intrappolata, il bambino viene comunque punto allegramente.

Per i piccoli sopra i 3 mesi suggerirei il gel della Chicco, per tutti  quegli apparecchietti ad ultrasuoni o a luce led ( Chicco, Sandokan, LG, Planet Farma…) che attirano e intrappolano gli insetti. Ho suggerito spesso di spruzzare un po` di repellenti “da grandi” all`esterno del passeggino. Un po` funziona.

Per i più grandini, diciamo dopra i due anni si possono usare repellenti tipo Autan Family babies, Orphea insettorepellente bimbi .

Solo i grandi ( 10-12 anni) possono usare anche prodotti più tenaci come Off, Autan  e altri prodotti.

E se la zanza ha già punto? Per tutti, dal mese in su, potete usare una pomatina omeopatica che funziona molto bene. Passate, senza appuntamento  in ambulatorio che vi farò la prescrizione al volo!

Accidenti, ho preso i pidocchi, cosa faccio ora?

Vado di corsa a leggere quello che il Dottor Scanni ha scritto sul sito della ASL di Bari.

http://www.asl.bari.it/prevenzione3.aspx

Io consiglio di provare prodotti tipo PARANIX, HEDRIN cioè quelli che NON sono tossici per i bambini e ammazzano il pidocchio per soffocamento.

Non sembrano invece utili i pettini elettrici, peccato!

Come si raccoglie la pipì per l’esame delle urine?

Come si raccolgono le urine per l` urinocoltura

L ` urinocoltura è un esame che permette di riconoscere se nell`urina del bambino sono presenti batteri in numero tale da causare un`infezione. Affinché possa fornire risultati attendibili, è importante che il campione di pipì venga raccolto rispettando alcune regole.

Per i bambini piccoli e per i lattanti ci si serve di appositi sacchetti sterili che si acquistano in farmacia.

Poiché sulla cute e sui genitali esterni possono essere presenti germi patogeni provenienti da feci, secrezioni ecc., un accurato lavaggio prima della raccolta è indispensabile per evitare l`inquinamento delle urine e conseguentemente errori nell`interpretazione dei risultati dell`urinocoltura.

È opportuno perciò seguire scrupolosamente le seguenti istruzioni:

Lavarsi accuratamente le mani con sapone e asciugarle.

  1. Con una garza sterile, imbevuta di soluzione fisiologica sterile, o di acqua bollita, o anche di acqua e sapone lavare bene i genitali del piccolo e la regione di cute circostante.

Sciacquare accuratamente. asciugare la pelle con una garza sterile, facendo attenzione a non introdurre le dita nel sacchettino.

Applicarlo in modo che la porzione adesiva sia bene aderente ai genitali esterni. E` opportuno che il bambino resti libero, senza pannolini in modo da controllare meglio il momento in cui il piccolo urina: ciò allo scopo di evitare che il prolungato contatto delle urine con la cute e l`eventuale contaminazione con le feci posso invalidare il risultato. Per questo motivo il sacchetto sterile va cambiato dopo trenta minuti se il bambino non ha ancora fatto pipì.

Non appena raccolto il campione di urina, togliere il sacchetto e chiuderlo in modo da far ben combaciare i bordi adesivi; successivamente metterlo in un contenitore sterile per urino coltura.

La pipì va tenuta in frigorifero fino al momento in cui verrà portata in laboratorio: al massimo entro 2 ore da quando è stata emessa.

Per il bambino grande (sopra i tre anni di età)

si adoperano contenitori sterili in vendita in farmacia.

È preferibile raccogliere la prima pipì al mattino al risveglio perché l`urina, che è ristagnata in vescica per tutta la notte, contiene, in caso di infezione, un maggior numero di germi.

Anche in questo caso è consigliabile attenersi alle seguenti disposizioni:

Lavarsi accuratamente le mani con sapone e asciugarle.

Lavare i genitali del bambino con soluzione fisiologica sterile o con acqua bollita o con acqua e sapone; nel maschio occorre ritrarre delicatamente il prepuzio (il cappuccio del pene) detergendo il glande e il solco balano-prepuziale mentre nella femmina bisogna divaricare con una garza sterile le grandi labbra della vagina, pulendo prima la superficie tra le grande e le piccole labbra e poi all`interno delle piccole labbra. Nel lavare i genitali, fare attenzione a passare dall`avanti all`indietro e non viceversa, per non trasportare inavvertitamente sui genitali stessi germi di origine intestinale.

Quando il bambino urina, non va raccolta con il contenitore sterile la pipì all`inizio della minzione bensì, se riuscite, dopo 2-3 secondi di attesa, quella intermedia.

Il contenitore va aperto solo nel momento in cui si raccoglie l`urina e richiuso subito dopo, evitando inoltre di toccare la pipì o l`interno del recipiente con i genitali o con le mani del bambino.

L“urina va tenuta in frigorifero fino al momento in cui verrà portata in laboratorio.

Evitare gli incidenti domestici

Sicurezza in culla
Nei primi due anni di vita il bambino trascorre in media un anno in culla. Le morti in culla sono più frequenti di quanto comunemente si possa pensare. Per cercare di ridurre i rischi, bisogna adottare alcune misure precauzionali.

• Mettete il neonato a dormire supino (a pancia in su);

• Non lasciate nella culla peluche, cuscini od altri giochi inutili;

• Fate in modo che i piedi del neonato tocchino la base della culla, cosicché non finisca sotto le coperte durante il sonno;

• Si consiglia di rimboccare le coperte lasciando le braccia del bambino libere; ESISTONO DEI BELLISSIMI SACCHI NANNA, CHE POTRESTE FARE ANCHE VOI STESSE, CHE MANTENGONO IL BAMBINO COPERTO E GLI LASCIANO LE BRACCINE LIBERE. LI TROVATE FACILMENTE IN INTERNET O … ALL`IKEA. L’ambiente dove il bambino dorme non deve essere troppo caldo ed assolutamente non fumoso.

Sicurezza e giocattoli
I giocattoli possono sembrare innocenti, inclusi matite, pennarelli e colori, ma possono diventare pericolosi. Molti genitori ritengono di doversi occupare solamente della sicurezza dei giocattoli per i bambini più piccoli, ma un bambino a qualsiasi età può ferirsi utilizzando i giocattoli inappropriati o pericolosi. L’età del bambino determina il livello d’abilità manuale e capacità di ragionamento, così i bambini più piccoli, per esplorare il mondo che li circonda, mettono tutto ciò che è a loro portata di mano in bocca, rischiando il soffocamento.

Prevenzione
• Fate attenzione all’etichetta che indica l’età minima per utilizzare il giocattolo;

• Tenete fuori dalla portata dei figli più piccoli i giocattoli destinati ai fratelli maggiori;

• Mostrate ai vostri bambini come usare i giocattoli;

• Controllate che il giocattolo che avete acquistato rispetti le normative vigenti in materia di sicurezza, verificando che abbia la sigla CE;

• Insegnate ai vostri bambini a sistemare i giocattoli in modo da evitare che cadano e possano ferirli;

• Evitate di acquistare giocattoli con lunghi lacci o corde, che possono accidentalmente strozzarlo;

Attenzione: talvolta giocattoli pur grandi possono scomporsi in parti più piccole che possono essere ingoiate od inalate. Ad esempio peli di un pupazzo di peluche, bottoni delle bambole ecc.

Sicurezza in automobile
Gli incidenti automobilistici sono la causa principale di morte nei bambini di età inferiore ai 14 anni. I bambini sono particolarmente esposti e rischiano di riportare ferite e traumi seri o perfino di morire. Le cinture di sicurezza sono progettate per proteggere un corpo delle dimensioni di un adulto, il bambino, quindi, necessita di appositi seggiolini, correttamente installati per essere altrettanto protetti. Se i bambini non sono ben assicurati al sedile con le cinture di sicurezza, la probabilità di subire infortuni gravi o di morire in un incidente stradale rispetto ai bambini regolarmente fissati è molto maggiore. Ciò nonostante molto spesso si usano in modo non corretto seggiolini e cinture di sicurezza per bambini: fate molta attenzione a come posizionate il vostro bambino in automobile, da questo potrebbe dipendere la sua vita.

Prevenzione
Seguite pochi consigli fondamentali per viaggiare in sicurezza con i vostri bambini:

Vanno utilizzati solamente seggiolini ed adattatori omologati e adatti all’età del bambino;

Fino a 9 Kg: vanno utilizzati seggiolini appropriati a questa età, ed installati in senso contrario a quello di marcia, preferenzialmente sui sedili posteriori. Nel caso in cui sia assolutamente necessario che il vostro bambino sieda sul sedile anteriore è fondamentale che l’airbag venga disinserito;

Da 9 a 18 Kg: poiché i seggiolini fissati in senso contrario a quello di marcia offrono il grado maggiore di protezione, cercate di fare sedere il vostro bambino in questa posizione quanto più a lungo possibile. In questo periodo potrà comunque iniziare a sedere in senso di marcia su appositi seggiolini. Se siede sul sedile anteriore, fissate correttamente il seggiolino, disinserite l’airbag, spostate il sedile quanto più possibile indietro e lontano dal cruscotto, non permettere mai al vostro bambino di allungarsi in avanti ed appoggiarsi al cruscotto;

Da 3 ai 12 anni (di altezza inferiore ai 150 cm): si devono usare seggiolini omologati per questa età o muniti di cinture di sicurezza con adattatore per bambini. Tali dispositivi possono essere applicati sui sedili posteriori od anteriori, i primi rimangono comunque più sicuri;

Oltre i 12 anni (o con altezza maggiore di 150 cm): ricordatevi sempre di far allacciare le cinture di sicurezza.

Da non fare:
• Non utilizzate mai la culla del bambino adagiata sul sedile posteriore per viaggiare in automobile;

• Evitate quei dispositivi che fissano il seggiolino del bambino al sedile tramite ganci: sono molto poco sicuri, alla minima sollecitazione possono staccarsi con conseguenze drammatiche

Sicurezza a casa
Gran parte degli infortuni tra i bambini avviene fra le mura domestiche, è infatti il posto dove trascorrono la maggior parte del loro tempo. Come il bambino cresce, passa progressivamente meno tempo a casa e il numero degli infortuni diminuisce.
Per dare un’idea della portata del fenomeno, basti dire che circa il 35 percento delle morti accidentali dei bambini avviene fra le mura domestiche. Le cause primarie di incidenti domestici mortali sono il fuoco e le ustioni, il soffocamento, l’annegamento, le cadute e l’avvelenamento.

Prevenzione
• Non lasciate i bambini da soli in vasca da bagno;

• Tenete liquidi e cibi bollenti fuori dalla portata dei bambini;


• Evitate di dare a bambini piccoli: chewing gum, caramelle dure, o giocattoli troppo piccoli;

• Tagliate i cibi a piccoli pezzi;

• Tenete i prodotti per la casa, le pillole, le vitamine, l’alcool, i profumi e gli insetticidi fuori dalla portata dei bambini.

Avvelenamento
I prodotti per la pulizia e medicinali, che normalmente conserviamo a casa, possono essere fatali se lasciati alla portata dei bambini. Sarebbe opportuno mettere sottochiave o in un posto non raggiungibile tutti i prodotti potenzialmente velenosi. I bambini sotto i 4 anni sono particolarmente vulnerabili ed esposti a rischio avvelenamento data la loro curiosità e il loro istinto naturale di mettere qualsiasi cosa in bocca.

Prevenzione
Seguendo alcuni semplici consigli è possibile fare molto per prevenire od intervenire efficacemente nella sfortunata eventualità che il vostro bambino ingerisca qualche cosa di velenoso:

• Tenete a portata di mano il numero di emergenza del centro antiavvelenamento (assicuratevi anche che la vostra baby-sitter conosca dove sono i numeri e come usarli);

• Mettete i medicinali e i prodotti per la casa tossici fuori dalla portata dei bambini;

• Evitate di descrivere le medicine come caramelle o cibo;

• Evitate di tenere il dentifricio, il sapone, lo shampoo o altri oggetti ad uso frequente nello stesso posto dei prodotti pericolosi;

• Si consiglia di non intervenire, se non su indicazione del medico (non dare latte, non indurre il vomito ecc.);

• Attenzione a non lasciare i mozziconi di sigaretta nel posacenere, il filtro contiene concentrato di nicotina e residui tossici potenzialmente molto pericolosi.

  • TENETE SEMPRE IN CASA DEL CARBONE VEGETALE ATTIVATO IN POLVERE. LO USERETE SU INDICAZIONE DEL MEDICO IN CASO DI INGESTIONE ACCIDENTALE DI SOSTENZE TOSSICHE. IN ALCUNI CASI PUO’ SALVARE LA VITA!!!!!

CENTRO ANTIVELENI DI MILANO Tel. 02 66101029

Sicurezza a piedi
Se il vostro bambino va a scuola a piedi, dovete preparalo insegnandogli alcune norme di sicurezza. Gli incidenti che occorrono ai pedoni, rimangono, ad oggi, una delle cause di morte più frequenti nei bambini fra i 5 ed i 14 anni.
I bambini sono particolarmente vulnerabili a questo tipo di incidenti, perché la minaccia del traffico alla quale sono esposti, eccede le loro abilità cognitive, fisiche e sensoriali. I bambini sono impulsivi e hanno difficoltà a giudicare velocità, relazioni spaziali e distanza. Sono inoltre facilmente distraibili.

Prevenzione
• I bambini sotto i 10 anni non dovrebbero mai attraversare da soli la strada;

• Cercate di scegliere il percorso più veloce e diretto; percorretelo con il vostro bambino fintanto che non siete sicuri che sia pronto a farlo senza di voi;

• Insegnategli a riconoscere e seguire tutti i segnali stradali per i pedoni;

• Assicuratevi che il vostro bambino guardi in tutte le direzioni prima di attraversare la strada;

• Insegnategli a non attraversare la strada uscendo dallo spazio fra due automobile, o da dietro un cespuglio; gli automobilisti che sopraggiungono non lo vedranno che all’ultimo momento;

• Ricordategli di essere ancora più attento quando piove, quando c’è brutto tempo o è buio. Se la visibilità è scarsa, gli automobilisti possono non essere in grado di vederlo o di fermarsi in tempo;

• Siate di buon esempio ai vostri bambini, rispettando i segnali e le regole stradali.

Sicurezza in bicicletta

I bambini sotto i nove mesi non dovrebbero essere portati in bici perché hanno uno scarso controllo del capo. I più piccoli devono essere trasportati nei seggiolini appositi, meglio con lo schienale alto e con le appropriate protezioni per le gambine . Fate indossare loro il caschetto.
Gran parte dei bambini ed adolescenti usa la bicicletta più o meno frequentemente; un quinto degli incidenti mortali e più della metà degli infortuni in bicicletta vede protagonista i bambini.
I traumi alla testa sono la causa più frequente di morte nelle cadute in bicicletta; indossare il caschetto riduce di più dell’80 % tale rischio. Fate attenzione, il caschetto deve essere omologato secondo le normative europee.

Prevenzione

  • Indossate e fate indossare al vostro bambino il caschetto correttamente;
  • Seguite le regole stradali;
  • Nel limite del possibile evitate di andare con i vostri bambini per strada nel traffico;
  • In condizioni di scarsa visibilità indossare abiti catarifrangenti e dotate la bicicletta di luci;
  • Segnalate sempre l’intenzione di svoltare con la mano.
LE VACCINAZONI: tutto quello che avreste voluto sapere…

LE MALATTIE EVITATE DAI VACCINI

TETANO & C.

Tetano

Il tetano è una grave malattia infettiva causata dall’azione della tossina tetanica prodotta da batteri (clostridi del tetano) che vivono nel suolo o nell`intestino degli animali. La malattia può essere mortale nel 20- 30% circa dei casi.
A differenza delle altre malattie infettive prevenibili con la vaccinazione, il tetano non si trasmette da persona a persona. L`infezione deriva spesso da una ferita, anche banale, occorsa ad una persona non adeguatamente vaccinata. Perciò il rischio tetano può essere considerato quotidiano in una persona non vaccinata.
Nei paesi in via di sviluppo il tetano può colpire le donne non vaccinate infettatesi durante il parto oppure i loro neonati per infezione del cordone ombelicale (tetano neonatale, oggi del tutto scomparso in Occidente).
Raramente, e sempre in persone non vaccinate, il tetano si può contrarre anche attraverso l`uso di siringhe infette, morsi di animali, ustioni, abrasioni.
L`infezione tetanica produce violente contrazioni muscolari, chiamate spasmi. Altri sintomi possono essere febbre, sudorazione, ipertensione arteriosa e tachicardia.
Gli spasmi possono interessare le corde vocali e i muscoli respiratori, tanto da mettere in seria difficoltà la respirazione. Le contrazioni possono essere così violente da produrre anche fratture ossee.
In Italia, prima dell`introduzione della vaccinazione di massa (resa progressivamente obbligatoria per varie categorie di soggetti nel corso degli anni `60) si contavano annualmente circa 700 casi di tetano.
Dalla fine degli anni ’60 in poi le infezioni sono andate gradatamente diminuendo fino a giungere a valori odierni di poco superiori al centinaio di casi all`anno (tutti comunque a carico di persone adulte non vaccinate o incompletamente vaccinate).

Difterite

La difterite è una grave malattia infettiva causata dall’azione della tossina difterica prodotta da batteri che si trasmettono per via aerea. Solitamente la difterite inizia con mal di gola, febbre moderata, tumefazione del collo.
Molto spesso i batteri della difterite si moltiplicano nella gola (faringe) dove si viene a formare una membrana di colore grigiastro che può soffocare la persona colpita dalla malattia. A volte queste membrane si possono formare anche nel naso, sulla pelle o in altre parti del corpo.
La tossina difterica, diffondendosi tramite la circolazione sanguigna, può causare paralisi muscolari, lesioni a carico del muscolo cardiaco con insufficienza cardiaca, lesioni renali, fino a provocare la morte della persona colpita.
La mortalità è di circa il 5-10% ma in molti casi, nei sopravvissuti, permangono danni permanenti a carico di cuore, reni, sistema nervoso.
In Italia, prima dell`avvento della vaccinazione di massa (al termine della seconda guerra mondiale) si registravano annualmente alcune decine di migliaia di casi di difterite con più di mille morti ogni anno.
I casi di malattia si sono ridotti, fino a scomparire quasi del tutto alla fine degli anni `70, dopo che la vaccinazione antidifterica è stata praticata in forma estensiva in associazione con quella antitetanica.
HIB

L’HIB (Haemofilus Influenzae di tipo B) è un batterio che può infettare le membrane che rivestono la superficie del cervello causando una meningite batterica. L’HIB può causare altri seri problemi, come polmonite, gonfiore alla gola con difficoltà a respirare (epiglottide), infezioni del sangue (sepsi).

L`HIB si trasmette attraverso le goccioline di saliva emesse con la tosse o lo starnuto.
La meningite colpisce soprattutto i bambini, più spesso dai 3 mesi fino ai 3 anni di età, con un picco verso i sei mesi, mentre non è comune dopo i cinque anni.
Nel peggiore dei casi la meningite è fatale. Circa il 5% dei bambini (500 su ogni 100.000) affetti da meningite muore per questa malattia anche se sottoposto a terapia antibiotica. Circa il 15-30% dei bambini che sopravvivono evidenzia danni neurologici permanenti come cecità, sordità, ritardo mentale e difficoltà di apprendimento
Poliomielite

La poliomielite è una malattia, causata da 3 tipi di virus, che si trasmette da uomo a uomo per via alimentare attraverso feci e saliva. In circa il 95% delle persone infettate dai virus della polio non si manifesta alcun disturbo. Sintomi minori possono comprendere mal di gola, febbre moderata, nausea e vomito. In alcuni casi si può manifestare rigidità di collo, della schiena o delle gambe, ma senza paralisi. In circa 1 caso ogni 1000 infezioni si verifica la paralisi. In talune circostanze i virus poliomielitici possono causare anche paralisi respiratorie rendendo così impossibile la respirazione autonoma. Alcune persone possono recuperare la funzionalità muscolare in modo completo, inoltre sono possibili ricadute dopo 30-40 anni con dolori muscolari e progressivo indebolimento. Prima dell`avvento della vaccinazione antipolio, annualmente in Italia si verificavano alcune migliaia di casi di polioparalisi (un picco fu registrato nel 1958 con più di 8.000 casi) ai quali si associavano centinaia di decessi. Erano colpiti per lo più bambini in età scolare e per tale motivo la malattia veniva anche chiamata “paralisi infantile”. Dopo l`introduzione della vaccinazione avvenuta in Italia prima con il vaccino Salk (nel 1957) e poi con il vaccino Sabin (nel 1964) la malattia subì una drastica riduzione fino alla definitiva scomparsa di casi avvenuta all`inizio degli anni `80. Oggi la poliomielite, per effetto dell’alto numero di vaccinati, risulta eliminata in tutti i paesi industrializzati, però in alcuni paesi in via di sviluppo, dove la copertura vaccinale è inadeguata. si registra ancora qualche migliaio di casi di poliomielite paralitica.
Epatite B

Il virus dell`epatite B (HBV) è trasmesso da una persona all`altra col sangue e con i fluidi corporei, in genere attraverso i contatti sessuali o l`uso di iniezioni di droghe. Tuttavia circa il 30% delle persone che si sono infettate, non ha fattori di rischio noti. Il virus può essere trasmesso ai neonati dalle madri infette. L`infezione colpisce in particolare il fegato.
I sintomi della malattia acuta da HBV possono variare da soggetto a soggetto, un segno caratteristico è l’ittero, il colore giallo di pelle e occhi associato a disturbi del fegato. Più della metà dei bambini che acquisiscono l’infezione non mostrano segni o sintomi, anche se possono diventare portatori cronici. Circa il 90% dei bambini che sono infettati alla nascita dalla loro madre e il 30%-50% di quelli che si infettano all`età di 5 anni diventano portatori del virus. I portatori cronici possono sviluppare una epatite cronica o il tumore del fegato. L’epatite B è soprattutto grave per queste complicanze che si sviluppano a distanza anche di 30 – 40 anni. Più giovane è il paziente quando acquisisce la malattia, più è probabile che sviluppi una malattia permanente del fegato o il tumore.
I dati di sorveglianza indicano che la frequenza dell’epatite acuta da HBV in Italia si è notevolmente ridotta nell’ ultimo decennio, dopo l’introduzione della obbligatorietà della vaccinazione.
Pertosse

La pertosse (o tosse cattiva) è una malattia causata da un batterio la Bordetella pertussis.
E` una delle malattie infettive più contagiose che si conoscano tanto che un bambino con pertosse può contagiare fino al 90% di bambini non immuni con cui viene a contatto. Si trasmette per via aerea da persona a persona con la tosse o gli starnuti. La malattia non complicata dura circa da 6 a 10 sett. e si compone di tre stadi: catarrale, parossistico e della convalescenza. Iniziata come una tosse banale,specie notturna, dopo 10-14 giorni, si manifesta una tosse convulsiva e ostinata molto difficile da calmare. Questa fase può durare fino a 2-3 settimane. Gli accessi di tosse sono costituito da 5 – 15 colpi di tosse violenti e ravvicinati che solitamente si concludono con una rapida e profonda ispirazione: il tipico “urlo inspiratorio” e l’espulsione di catarro vischioso. Gli attacchi sono seguiti, a volte, dal vomito. Nei lattanti si possono avere crisi di soffocamento. La convalescenza inizia in genere dopo 4 settimane. Gli accessi di tosse diventano meno frequenti e gravi e le condizioni generali del bambino migliorano, ma possono durare per alcuni mesi. La malattia è tanto più grave quanto più precocemente colpisce il bambino. In media, circa il 20 % dei casi di pertosse devono essere ospedalizzati. Le complicanze respiratorie si verificano in più di un caso ogni 10 neonati di età inferiore a 6 mesi. La mortalità della pertosse è alta: di 2 decessi ogni 1000 casi, pressoché completamente a carico dei bambini nel primo anno di vita per cause polmonari o per complicanze cerebrali.

Morbillo

È una malattia infettiva importante causata da un virus che si trasmette da persona a persona per via respiratoria. Il morbillo inizia con febbre alta seguita da tosse molto stizzosa, naso che cola e congiuntivite, successivamente accompagnate da una eruzione cutanea con macchie di colore rosso vinoso. Generalmente il bambino è molto sofferente. Le complicazioni più frequenti sono le infezioni dell’orecchio medio (otite), la polmonite (nel 5-6% dei bambini ammalati di morbillo), la laringite e la diarrea. Altra complicazione temibile è l’encefalite (un’infezione del cervello) che si ha in 1 ogni 1000 casi di morbillo, può provocare la morte e nei bambini che sopravvivono spesso vi è un danno cerebrale permanente o un ritardo mentale. Si sottolinea che da 3 a 10 bambini su 10.000 casi muoiono a causa della malattia. Il decesso è più frequente nei lattanti e tra le persone con sistema immunitario compromesso.
Nel 2002 si è verificata in Italia una vasta epidemia di morbillo, con oltre 40.000 bambini malati, più di 600 ricoverati in ospedale, 15 encefaliti e 6 decessi.

Rosolia

La rosolia è una malattia causata da un virus che si trasmette da persona a persona con le goccioline della tosse o degli starnuti. I sintomi comprendono febbre, rigonfiamento doloroso delle linfoghiandole dietro il collo a cui segue eruzione cutanea (rossore) generalizzata e di brevissima durata. Le complicazioni generalmente non sono gravi, ma nelle donne in gravidanza l’infezione porta alla sindrome della rosolia congenita (CRS) che può danneggiare gravemente il bambino (sordità, ritardo mentale, cataratta ed altre affezioni degli occhi, malattie congenite del cuore, fegato e milza). Le donne in che si sono infettate nel primo trimestre di gravidanza, possono avere un aborto o avere un bambino con rosolia congenita nell`85% dei casi. Inoltre un bambino con CRS può eliminare virus per via urinaria per circa un anno e quindi essere fonte di infezione per altre donne non immuni. Prima dell`introduzione del vaccino erano frequenti le epidemie di rosolia; il numero delle donne gravide infette era alto, ed altrettanto alto era il numero degli aborti o delle sindromi da rosolia congenita.

Pneumococco
Lo pneumococco (Streptococcus pneumoniae) è un batterio molto diffuso in natura: ne esistono 90 sierotipi

differenti, ma solo alcuni sono in grado di provocare malattie nell’uomo. Molte persone ospitano questo batterio nel naso e nella gola senza conseguenze; l’infezione si trasmette attraverso le goccioline respiratorie.

Lo pneumococco può provocare malattie localizzate come sinusiti e otiti, oppure gravi forme invasive come la setticemia o la meningite. Queste malattie sono più frequenti nell’infanzia e nell’età avanzata specie nei bambini che frequentano comunità. La nostra ASL sta vaccinando i nuovi nati con il nuovo vaccino contenente 13 ceppi del virus. E` un vaccino ben tollerato e risulta molto più protettivo nei confronti di ceppi aggressivi rispetto al precedente. Il distretto inviterà i bimbi vaccinati con il precedente vaccino a fare un richiamo con il vaccino più completo in modo di avere miglior copertura nei confronti delle malattie gravi da Pneumococco.
Meningococco di tipo C

Il meningococco (Neisseria meningitidis) è un batterio diffuso in tutto il mondo: vi sono 13 sierotipi differenti, ma solo i sierotipi A, B, C, W135 e Y sono frequente causa di malattia meningococcica. L’infezione si trasmette attraverso le goccioline respiratorie. Questo batterio è presente normalmente nel naso e nella gola di molte persone ( 1-2%) senza provocare malattia. In alcuni casi, per motivi non ancora conosciuti, il meningococco causa gravi malattie invasive, come la meningite e la setticemia. La mortalità della meningite è del 10-20%. Il 20 % delle persone ha esiti neurologici permanenti. La letalità della sepsi (infezione massiccia del sangue e dell’organismo) è invece del 40%. Le infezioni invasive da meningococco sono più frequenti tra i bambini di età inferiore a 5 anni, gli adolescenti e i giovani adulti. Il sierotipo C è in aumento in molti Paesi Europei ed è diventato in quest’ultimo anno il ceppo più diffuso in Italia. L’altro sierotipo importante nel nostro Paese è il ceppo B per il quale non esiste un vaccino in commercio in Italia. Invece gli altri sierotipi A, W135 e Y, contenuti nel vaccino polisaccaridico, sono molto rari nel nostro Paese.
Negli ultimi anni il vaccino contro il meningococco C è stato ampiamente utilizzato per la vaccinazione di massa di bambini e adolescenti in Paesi in cui la frequenza di questa malattia era elevata o in aumento, come l’Inghilterra, la Spagna, l`Irlanda, Olanda
Varicella
La varicella è una malattia infettiva, molto contagiosa che si trasmette con il contatto diretto con le bollicine della pelle in corso di infezione e per via respiratoria. Causa febbre generalmente non molto elevata, malessere generale e le classiche bollicine che compaiono su cute e mucose in ondate successive per 3- 4 giorni. Le lesioni sono pruriginose ed entro qualche giorno quelle sulla pelle si trasformano in croste che talvolta cadendo lasciano piccole cicatrici.
Nel bambino la malattia è generalmente ben tollerata e raramente si hanno complicazioni.
Se la malattia viene contratta in gravidanza, nei primi mesi può dare malformazioni fetali, in prossimità del parto invece può determinate una infezione del neonato spesso molto grave,talvolta letale.
Nei soggetti che hanno un sistema immunitario compromesso, e in misura minore negli adolescenti e negli adulti, la varicella decorre in forma più grave con maggiori complicanze rispetto al bambino.
Il vaccino è costituito dal virus vivo ed attenuato e può, a distanza di alcuni giorni dalla vaccinazione causare forme “lievi” di varicella, comunque meno intense di quella causata dalla malattia naturale. Nel caso il bambino presenti una eruzione cutanea,può essere contagioso anche se in forma attenuata, per la presenza del liquido delle bollicine.
La nostra Regione offre la vaccinazione gratuitamente nella fascia degli 14-18 mesi (quando si fa il vaccino per il morbillo-parotite-rosolia), a 12 anni e negli adulti a rischio, nell’intento soprattutto di proteggere gli individui più deboli nella comunità, diminuendo la circolazione del virus.
La vaccinazione viene offerta alla restante popolazione a fronte del pagamento di un ticket stabilito secondo il tariffario regionale.
Rotavirus
Molto recentemente è possibile vaccinare, solo su richiesta dei genitori, i bambini contro il Rotavirus. Nel caso , fatemi sapere e io vi preparerò la richiesta da portare al distretto.
La vaccinazione è specialmente consigliata nei bambini portatori di malattie gastrointestinali croniche e quelli affetti da malattie debilitanti.
La gastroenterite da rotavirus è una malattia diffusa in tutto il mondo. In Europa e nel resto delle zone temperate del pianeta, il virus si presenta con picchi di incidenza stagionale che, alle nostre latitudini, si verificano nel periodo invernale tra novembre e marzo. Nei Paesi tropicali si possono verificare picchi di incidenza, ma il virus è presente sostanzialmente tutto l`anno.
Il rotavirus è presente nell`ambiente in 6 diverse specie ed è la causa più comune di gastroenteriti virali fra i neonati e i bambini al di sotto dei 5 anni. In particolare, nei bambini molto piccoli (tra i 6 e i 24 mesi) il virus può causare una diarrea severa e disidratazione. Il virus esiste in diverse forme, ma l`infezione è pericolosa solo quando provocata dai rotavirus A (e in misura minore da quelli B e C).Nei Paesi occidentali, la gastroenterite da rotavirus non è una malattia letale, ma può dare complicanze anche molto gravi nelle persone anziane e in quelle immunocompromesse. Nei Paesi del Sud del mondo, al contrario, causa la morte di almeno 600 mila bambini ogni anno per diarrea, secondo le stime dell`Organizzazione mondiale della sanità che considera la malattia una vera e propria emergenza sanitaria. La principale via di trasmissione del virus è quella oro-fecale, ma qualche volta la diffusione può avvenire anche per contatto e per via respiratoria. Poiché il virus è stabile nell`ambiente, la trasmissione può avvenire attraverso l`ingestione di acqua o cibo contaminato o a causa del contatto con superfici contaminate.La diffusione da persona a persona attraverso la contaminazione delle mani è probabilmente la più diffusa negli ambienti comunitari, in particolare negli asili nido. Nelle mense e negli altri luoghi destinati a ristorazione collettiva, il rotavirus può essere trasmesso quando un operatore che ha contratto l`infezione maneggia alimenti che non richiedono la cottura, come per esempio insalata, frutta e altre verdure fresche, senza lavarsi accuratamente le mani.La malattia ha un periodo di incubazione di circa due giorni, dopo i quali insorgono febbre, disturbi gastrici, vomito e diarrea acquosa per 3-8 giorni. Nella maggior parte dei casi, quando si sviluppa una forma blanda di diarrea, i malati guariscono senza alcun trattamento. Tuttavia, una diarrea acuta può portare a disidratazione grave dell`organismo, una condizione che rischia di essere letale senza un intervento adeguato.
LE VACCINAZIONI: PERCHÉ?
A cura del Dott. Mattia Doria Pediatra Neonatologo

Le vaccinazioni rappresentano uno dei più efficaci strumenti di prevenzione a nostra disposizione.
L`attuazione di strategie preventive basate sulla vaccinazione di massa ha consentito di ottenere, nella maggior parte dei Paesi sviluppati, il controllo e l`eliminazione di molte malattie infettive che un tempo provocavano un gran numero di vittime e, non di rado, gravi invalidità nei sopravvissuti, quali ad esempio il vaiolo e la poliomielite.
Il vantaggio principale offerto dalle vaccinazioni consiste nel fatto che esse stimolano attivamente l`organismo a sviluppare una risposta immunitaria (produzione di anticorpi) duratura e specifica, cioè diretta selettivamente contro un particolare agente patogeno senza subire la malattia naturale (immunoprofilassi attiva).
CONTROINDICAZIONI ALLE VACCINAZIONI

controindicazioni temporanee
si tratta di situazioni transitorie che escludono la vaccinazione solo per il periodo di tempo cui sono presenti:
malattie acute con febbre di grado elevato
varicella : dopo la varicella è bene aspettare 1 mese prima di vaccinare.
vaccinazioni con virus vivi (quali Morbillo Parotite Rosolia) se nei 30 giorni precedenti è stato somministrato un altro vaccino a virus vivi
terapia, in corso, con farmaci che agiscono sul sistema immunitario o con cortisonici ad alte dosi.

controindicazioni definitive
è opportuno che al bambino non vengano somministrati vaccini quando:
ha manifestato gravi reazioni a precedenti vaccinazioni
è affetto da malattie neurologiche in evoluzione
è affetto da malattie congenite del sistema immunitario
è allergico ad alcuni antibiotici quali streptomicina e neomicina (se il vaccino ne contiene).

Precauzioni
I genitori devono segnalare al proprio pediatra:
reazioni febbrili importanti ad una precedente dose dello stesso vaccino
episodi di irritabilità (quali il pianto persistente e inconsolabile) che si siano manifestati in seguito a precedenti vaccinazioni
presenza, in famiglia o nel bambino stesso, di convulsioni febbrili
somministrazione recente di immunoglobuline
Effetti indesiderati dei vaccini

I vaccini, pur correttamente preparati, controllati e somministrati, come tutti i farmaci possono essere responsabili di effetti indesiderati. Tali effetti nella maggior parte dei casi sono di lieve entità e durata (arrossamento e dolore nel punto di iniezione, malessere generale, febbricola); solo in rarissimi casi possono essere gravi e rappresentare pericolo per la vita (convulsioni febbrili, shock anafilattico). Non sempre è dimostrata la correlazione causa-effetto tra le vaccinazioni e gli effetti indesiderati. Il Ministero della Salute effettua la sorveglianza degli eventi.

Il bambino ha battuto “la zucca”, cosa faccio?

IL TRAUMA CRANICO NEI BAMBINI

I traumi cranici accidentali sono statisticamente più frequenti nei maschi da 0 a 2 anni.

I piccoli di questa età sono assolutamente imprevedibili sia perché le loro acquisizioni motorie sono imprevedibili (un lattante che fino a ieri non rotolava, può farlo improvvisamente oggi, magari finché sta sul fasciatoio), sia perché non possiedono alcuna cognizione del pericolo e non sono in grado (anche in età successive) di valutare le conseguenze delle loro azioni.

Così anche il genitore più attento può trovarsi alle prese con un bambino che abbia battuto il capo in malo modo.

Non sempre l’entità apparente di un trauma è correlata con la sua gravità: per esempio ferite sanguinanti del cuoio capelluto non sempre stanno ad indicare i traumi peggiori.

In linea molto generale i traumi alle bozze frontali sono meno a rischio di frattura, ma vanno osservati comunque per le possibili lesioni da contraccolpo che possono ripercuotersi sul cervello e sul collo, come nei “colpi di frusta”. Il prodursi di una frattura non necessariamente è un indice di gravità (esistono traumi gravissimi senza frattura), ma deve suggerire estrema prudenza : nei più piccoli andrebbe usato per qualche tempo un caschetto paracolpi che è possibile reperire facilmente nei negozi per l’infanzia.

La violenza del trauma è proporzionale all`altezza dal piano di caduta (da un metro o più) e alla durezza della superficie su cui si cade (cemento, linoleum, legno), ma anche al meccanismo con cui l’impatto si è verificato (per esempio incidente stradale, caduta dalle scale).

I traumi al collo , alla base del cranio e sopra l’ orecchio devono destare maggiore attenzione.

Quelli che coinvolgono il volto devono essere parimenti osservati ed eventualmente valutati da un punto di vista ORL ; questi traumi necessitano spesso di copertura antibiotica perché la mucosa nasale è una sede ad elevatissima carica batterica e possono essere più facilmente fonte di infezioni a zone contigue.

COSA FARE (DOPO IL PRIMO SOCCORSO)

Quando il PS od il vostro pediatra hanno valutato che non sussistano gli estremi per un ricovero in ospedale ed avrete effettuato gli eventuali accertamenti prescritti, l’osservazione di vostro figlio proseguirà a casa per qualche giorno (15-20).

I sintomi che sono elencati più in basso devono allarmare e far condurre il bambino in Pronto Soccorso per una valutazione urgente.

  • Un`alterazione dello stato di coscienza ( il piccolo non si sveglia se stimolato o dorme più del normale)

  • La comparsa di un ematoma molle (come se toccaste la borsa dell’acqua calda) del cuoio capelluto.

  • Forte irritabilità.

  • Il bambino si muove in modo confuso o ha vertigini, cade spesso senza motivo.

  • Accusa disturbi della vista, dell’udito o della parola.

  • Ha mal di testa che peggiora o dura più di un giorno.

  • Lamenta dolore al collo.

  • Episodi di vomito improvvisi e ripetuti, senza febbre e diarrea.

  • Convulsioni.

Ricordate che la prevenzione è l’arma migliore : insegnate con fermezza ai bambini cosa si può fare e cosa no, identificando con loro il pericolo fin da piccolissimi ed interrompendo sempre con decisione giochi potenzialmente pericolosi.

Quando inizio a leggere le storie e a cantargli le canzoni?

Subito!

Cantate da subito una o due canzoncine per tranquillizzare il vostro bambino. Imparerà a riconoscerle e vi serviranno per insegnargli i rituali dell`addormentamento.

Scegliete un carillon o una giostrina per la culla che produca musica a basso volume e che tranquillizzi il vostro piccolo. EVITATE COME LA PESTE qualsiasi musica elettronica che non vorreste mai sentire quando state per addormentarvi voi stessi!

Piuttosto, fategli sentire la stessa musica che ascoltavate quando eravate in gravidanza, di certo apprezzerà!

La lettura dei libri apre la mente: non regalate giochi rumorosi e non mettete il bimbo davanti al televisore, è dimostrato che esporre i bambini a trasmissioni televisive non appositamente pensate per la loro età o per un tempo prolungato diminuisce la loro intelligenza!

I bambini amano i libri ed i colori, proponetegli fin dai sei mesi : impareranno a riconoscere figure e colori e sarà un momento solo per voi!

Visitate il sito “nati per leggere e nati per la musica”

 

Filastrocca dei Nati per Leggere

Leggimi subito, leggimi forte
Dimmi ogni nome che apre le porte
Chiama ogni cosa, così il mondo viene
Leggimi tutto, leggimi bene
Dimmi la rosa, dammi la rima
Leggimi in prosa, leggimi prima

NATI PER LA MUSICA
Progetto per la diffusione della musica da 0 a 6 anni

Come devono essere le prime scarpine del bambino?

Il piedino del bambino deve essere lasciato il più possibile libero di muoversi fino a quando non sia necessario proteggerlo da eventuali traumi o dal freddo. Quindi tenetegli il più possibile solo il calzino antisdrucciolo, comprerete la scarpina se fa freddo oppure se cammina già e lo portate fuori.

La prima scarpina deve garantire stabilità ai passi del piccolo. La calzatura ideale deve essere comoda, leggera, con la suola non scivolosa e flessibile. Non deve essere costrittiva ma avere una forma ampia per permettere al piedino di muoversi liberamente ed evitare così deformazioni del piede e delle dita. Deve essere realizzata con pellami o stoffe morbidi sia nella parte superiore che in quella inferiore.

Per i primi passi, fino ai 15 mesi meglio se sceglierete scarpine la cui suola è divisa in tre parti flessibili, che permettano all`avampiede di flettersi più facilmente.

La parte anteriore deve essere flessibile, in modo che la semplice pressione della mano sia sufficiente a piegarla a 90°, mentre nella parte posteriore è utile un robusto contrafforte che stabilizzi il calcagno e prevenga il rischio di torsioni laterali.
L’altezza non deve oltrepassare i malleoli per consentire la libera articolazione della caviglia.
In nessun caso la scarpa deve avere incorporato alcun tipo di “plantare correttivo”: solo il medico fisiatra (non in sanitaria o il negoziante!) potrà riscontrare eventuali malposizioni e prescrivere le dovute correzioni.
Per quanto riguarda la misura bisogna tener presente che le dita devono avere davanti uno spazio di almeno 5-6 mm per potersi muovere liberamente. Dato che i piedi dei bambini crescono ad una velocità molto elevata è consigliabile controllare frequentemente che le dita non vadano a toccare in punta, premendo leggermente il dito contro la punta della scarpa.

QUI SOTTO ALLEGO UNO SCHEMA PER TRADURRE I CM. IN MISURA DELLA SCARPA europea, americana ed inglese.
Calzature Bambini

Calzature Bambini

Euro 16 16.5 17 18 18.5 19 19.5 20 21 21.5 22 22.5 23.5
CM 7 7.5 8 8.5 9 9.5 10 10.5 11 11.5 12 12.5 13
USA 1C 1.5C 2C 2.5C 3C 3.5C 4C 4.5C 5C 5.5C 6C 6.5C 7C
UK 0.5 1 1.5 2 2.5 3 3.5 4 4.5 5 5.5 6 6.5

Euro 24 25 25.5 26 26.5 27 27.5 28 28.5 29.5 30 31 31.5
CM 13.5 14 14.5 15 15.5 16 16.5 17 17.5 18 18.5 19 19.5
USA 7.5C 8C 8.5C 9C 9.5C 10C 10.5C 11C 11.5C 12C 12.5C 13C 13.5C
UK 7 7.5 8 8.5 9 9.5 10 10.5 11 11.5 12 12.5 13

Euro 32 33 33.5 34 35 35.5 36 36.5 37 38 38.5 39 40 41
CM 20 20.5 21 21.5 22 22.5 23 23.5 23.5 24 24 24.5 25 25.5
USA 1Y 1.5Y 2Y 2.5Y 3Y 3.5Y 4Y 4.5Y 5Y 5.5Y 6Y 6.5Y 7Y 8Y
UK 13.5 1 1.5 2 2.5 3 3.5 4 4.5 5 5.5 6 6 7

QUALI FARMACI POTETE USARE IN CASO DI FEBBRE E LORO DOSI

Il farmaco di prima scelta per la febbre è il paracetamolo. L`ibuprofene, usato nelle dosi corrette è anch`esso ottimamente tollerato. La febbre va trattata solo se molto elevata, o se infastidisce molto il bambino.

I farmaci anti febbrili hanno anche una spiccata azione anti-dolorifica e vanno usati in attesa della visita del medico ogni volta che il bambino abbia dolore.

Meglio usare un solo tipo di anti febbrile alla volta (cioè o l`uno o l`altro) perchè sembra cò riduca eventuali effetti indesiderati, anche se è comunque possibile alternarli.

PARACETAMOLO:

Tachipirina

sciroppo: il numero di millilitri da dare corrisponde al peso del bimbo in kg diviso due, cioè alla metà del peso (es. 6 kg = 3 ml)

Come gocce e supposte si dà al massimo ogni 4 ore.

gocce: il numero delle gocce è uguale al peso del bimbo X 3, cioè 3 gocce per kg (es. 6 kg = 18 gocce)

supposte:

1 da 125 mg fino a 10 kg di peso

1 da 250 mg fino a 20 kg di peso

1 da 500 mg oltre i 30 kg di peso

NB: PER PESI INTERMEDI SI POSSONO USARE SUPPOSTE DEL DOSAGGIO MAGGIORE,TOGLIENDONE UN PEZZETTO (es. se il bambino pesa 15 kg si usa una supposta da 250 mg meno un pezzettino).

OPPURE SI PUO` USARE EFFERALGAN o SANIPIRINA CHE HANNO DOSAGGI INTERMEDI.

ENTRAMBI FANNO EFFETTO IN UN’ ORA CIRCA

Efferalgan

sciroppo: il numero di ml da dare è pari al peso in kg diviso tre.

bustine: sono solubili in qualsiasi bevanda non gassata e non bollente.

1 da 80 mg fino a 8 kg di peso

1 da 150 mg fino a 13 kg di peso

supposte:
1 da 80 mg fino a 8 kg di peso

1 da 150 mg fino a 13 kg di peso

1 da 300 mg da 20 a 25 kg di peso

Il farmaco è uguale alla Sanipirina

IBUPROFENE :

Nureflex e Antalfebal

sciroppo : si somministra ogni 8 ore come anti-infiammatorio e antifebbrile. E’ generalmente ben tollerato la dose è in ml, pari ad 1/3 del peso del bambino, in kg. (es. 15 kg = 5 ml).

NORAMIDOPIRINA:

Novalgina                Non si usa quasi più nei bambini, solo per febbri elevate che non rispondano agli altri farmaci. Si può dare al massimo ogni 6 ore, eventualmente alternata alla Tachipirina; VA USATA CON PRUDENZA E IN GIUSTA DOSE, perché può abbassare la pressione sanguigna e dare tossicità. Usatela comunque il meno possibile.

gocce: 1 goccia ogni 3 kg di peso del bimbo, cioè il numero di gocce corrisponde al peso del bambino in kg diviso 3 (es. 6 kg = 2 gocce)

Arrotondate i chili al peso più basso, cioè se pesa 15 kg e ½ farete 15: 3 = 5 gocce

Il bambino ha appena fatto il vaccino, cosa faccio?

Solo raramente la vaccinazione può dare effetti collaterali importanti e/o persistenti. Il rischio che si corre è comunque di gran lunga minore rispetto alle complicanze che possono presentarsi nella malattia contratta naturalmente. Generalmente l’effetto nei bambini si limita ad un po’ di febbre che può durare per alcuni vaccini 2-3 giorni, ma che più spesso passa nel giro di qualche ora.

Procuratevi quindi per tempo le suppostine (o le gocce) di Paracetamolo: TACHIPIRINA, EFFERALGAN o SANIPIRINA.
Se notate che la febbre tende a salire oltre i 38° potrete intervenire con il farmaco antifebbrile, così pure se il bimbo piange tanto (potrebbe aver bruciore dove è stato punto e questo farmaco è anche antidolorifico).
State attente a come lo tenete in braccio, in modo da non premere la coscia dove è stato punto; inoltre potete mettete un sacchettino di ghiaccio avvolto in un asciugamano a contatto con la zona della puntura.
Segnalate al medico eventuali reazioni “strane” nelle ore successive alla vaccinazione, per esempio pianto disperato e prolungato (ore), oppure febbre elevata o resistente ai farmaci antifebbrili, sonnolenza insolita o irritabilità inusuale.

Cosa faccio se il bambino ha la diarrea?

Se non c’è vomito e cioè se il bambino riesce a bere senza problemi, non succede nulla di grave e il fenomeno si autolimita in qualche giorno a patto che gli diate spesso da bere. Basteranno i fermenti lattici ad aggiustare le cose; si comprano in farmacia senza ricetta e si somministrano nelle bevande per qualche giorno.

SE IL BAMBINO NON VOMITA FATEGLI BERE ABBONDANTI LIQUIDI (TÈ DETEINATO, CAMOMILLA) IN CUI ABBIATE SCIOLTO UN PO’ DI ZUCCHERO ED EVENTUALMENTE UN PIZZICHINO DI SALE. Inoltre in farmacia vendono delle bevande appositamente dosate con minerali che reidratano e integrano le perdite di liquidi persi con le feci.

Ricordate che alimenti come il riso, le patate lessate, la limonata con poco zucchero, contrastano la diarrea nei bambini svezzati.

Se invece il fenomeno è più importante (tante scariche e abbondanti), il bambino è molto piccolo, o coesistono vomito e febbre, forte disagio o sonnolenza, allora bisogna avvisare con sollecitudine il medico che saprà come consigliarvi.

IN QUEST`ULTIMO CASO SE IL VOSTRO MEDICO O UNA COLLEGA DELLA ASSOCIAZIONE NON FOSSERO IN SERVIZIO, RIVOLGETEVI ALLA GUARDIA MEDICA O AL PRONTO SOCCORSO.

Cosa faccio e il bambino è stitico?

I bambini possono fare la cacca un numero variabile di volte in relazione all`età, alla alimentazione o semplicemente per propria caratteristica.Quindi bambini perfettamente sani possono scaricare ad ogni pasto oppure anche a giorni alterni.
Se invece le scariche sono meno frequenti e soprattutto se sono molto dure, si può pensare che il bambino sia stitico.
Se succede nel lattate, ne parliamo alla prima occasione e più sotto avrete qualche piccolo suggerimento per gestire la situazione sul momento.

RICORDATE CHE LA DIETA DEI BAMBINI DEVE COMPRENDERE SEMPRE FRUTTA E VERDURA E ACQUA A VOLONTÀ!

Nei bambini di 5-6 mesi si può dare un po’ di omogeneizzato di prugna ogni 2-3 giorni, dopo il sesto mese un po’ di caffè d’orzo nel latte del mattino e, anche a loro, yogurt alla prugna o qualche prugna cotta.

Un altro buon rimedio per i bambini sopra l’anno è un cucchiaino da the di olio di mandorle al mattino o alla sera per qualche giorno, sciolto in una bevanda.

Se la stipsi è occasionale, una supposta di glicerina per bambini o un clisterino che troverete in farmacia, generalmente risolvono il problema.

Se la stitichezza persiste o è accompagnata da vomito, il bambino sta male informatemi con sollecitudine e portatemi il bambino.

Cosa faccio se il bambino ha il raffredore?

Mi verrebbe da dire:” Gli soffio il naso”!

Scherzi a parte, per prima cosa potreste comperate un buon aspiratore nasale : ci sono diversi modelli, sia “a bocca” che a batteria; vi aiuteranno a tenere pulito il naso del piccolo senza difficoltà, aiutandolo molto nella respirazione. Le pompette sono meno efficaci. Ai grandicelli FATE SOFFIARE BENE IL NASO, senza tante storie, guariranno prima e certamente si risparmieranno qualche mal di orecchie!
Se il bambino non ha febbre, respira bene a bocca aperta e si alimenta senza troppi problemi, potete tranquillamente provare a curarlo a casa facendogli un po’ di aerosol con soluzione fisiologica, acqua marina depurata ( o soluzione salina al 3%) o acqua termale che troverete agevolmente in supermercato, sanitaria e farmacia.
Se ciò non bastasse, somministrerete 2/3 volte al giorno delle gocce nasali come: Argento Proteinato 0,5% Argotone 0-12 o simili che vi suggerirò al telefono. Nei bambini sopra i 3 anni, si possono dare anche sciroppi a base di propoli ed echinacea o altri rimedi omeopatici che possono aiutare un po` e che necessitano di prescrizione: contattatemi telefonicamente.
Ricordate che il raffreddore passa quasi sempre da solo in una decina di giorni!
SE AVETE DUBBI , SE IL BIMBO E’ NEONATO, FATEMELO VISITARE .

Cosa faccio se il bambino ha la febbre?

La febbre è un meccanismo di difesa che il nostro corpo attua per cercare di combattere le infezioni, ecco perché, se non supera i 38-38,5 gradi o non disturba troppo il bambino, non è necessario trattarla.
Qualche eccezione viene fatta per i bambini che soffrono di convulsioni febbrili, anche se sembra che trattare “in anticipo” la febbre non sia con certezza efficace ad evitare la convulsione.

Ricordate che la febbre può essere misurata come nei grandi, sotto l’ascella e nel caso la misuraste nel sederino, vanno levate 5 linee, misurata nell’orecchio vanno levate alcune linee (non sempre questa misurazione è veritiera, anche se comoda!).

Esistono in farmacia dei termometri a cristalli liquidi che possono fornire una indicazione della temperatura cutanea nei più turbolenti. Il miglior termometro in commercio sembra il termometro al gallio, che ha sostituito egregiamente quello a mercurio.

Quando il bambino ha la febbre, vestitelo in modo leggero, con cotone sulla pelle, in modo che il suo corpo non trattenga calore e possa sudare quando la temperatura scende. Cercate di far bere spesso il piccolo malato, affinché non si disidrati (cosa importante specie nei più piccoli).

Quando la febbre non disturba troppo il bambino, egli può tranquillamente essere portato in ambulatorio per essere visitato, dopo aver dato una dose di antifebbrile.

Questo vale anche per i lattanti.

NON USATE MAI ASPIRINA

Un giorno isolato di febbre non riveste molta importanza, magari mi riferite al primo contatto .

Se non è altissima e se il bambino si dimostra ugualmente vivace, non ci si deve allarmare e si può stare a vedere cosa succede per un paio di giorni.

Se però oltre alla febbre ci sono altri sintomi, se il bambino è tanto fiacco oppure se la temperatura resta alta per più di due giorni, coesistono vomito o cefalea intensa che non recedono con l`antifebbrile, è meglio che prendiate appuntamento e mi portiate il bambino (o in alterntiva mi contattiate al telefono per accordarci sul da farsi).

Vanno anche segnalate appena possibile le febbri nei piccolissimi sotto i 6 mesi.

Cosa faccio se il bambino vomita?

Se il vomito NON è ripetuto, non c’è da preoccuparsi, qualsiasi sia l’età del bambino.
Se invece si ripete, la prima cosa da fare è di non dargli da bere grandi bicchierate di liquidi, anche se ha sete, bensì fargli prendere qualche cucchiaino di liquido zuccherato, benissimo la coca-cola privata del gas, intervallato di quarto d’ora in quarto d’ora. Se dopo 1 ora il bambino ha tenuto questi pochi cucchiai di liquidi, riproverete a dargli mezzo bicchiere di tè, camomilla o altro. Si potrà dopo un’altra ora aumentare leggermente la dose. Esiste un ottimo rimedio omeopatico che si chiama Ipeca alla 9 CH di diluizione: 3 granuli da succhiare ogni ora spesso calmano molto la nausea. Se il vomito si ripete ( specialmente se si tratta di un bambino piccolino), per prima cosa bisogna avvisare il medico ed è inoltre opportuno pesarlo (senza panno!), in modo da sapere eventualmente quanti liquidi stia perdendo. Ciò è importante anche nei più grandicelli qualora si manifesti anche diarrea. Chiamate il pediatra non appena possibile se il vomito non si ferma entro qualche ora o se il bambino vi sembra sofferente. Il bambino andrà visitato. Si possono eventualmente dare, solo su prescrizione del medico delle suppostine che aiutano un po`. Non ci sono rimedi miracolosi. Se il vomito però è incoercibile (non si ferma) coesiste diarrea e il bambino sta male, è sonnolento e poco reattivo o se urina poco o nulla è meglio andare in PRONTO SOCCORSO dove potranno verificare lo stato di idratazione del piccolo paziente.
NB: IL VOMITO E` DIVERSO DAL RIGURGITO DOVE IL LATTE EMESSO E` IN MODESTA QUANTITA` E NON DISTURBA IL BAMBINO. I lattanti emettono spesso un po` di latte con il ruttino, anche a distanza dal pasto, ma questo è normale: se il piccolo cresce di peso e se non succede troppo spesso, mi riferirete del problema al controllo.

Pappa e dintorni

QUANTO LATTE DEVE MANGIARE UN NEONATO?

Dai primi giorni, fino al terzo mese di vita, la quantità di latte giornaliera in grammi è, grosso modo, pari al peso del bambino in kg. X 150. Tale quantità va divisa per il numero dei pasti; logicamente questa quantità è solo indicativa, non è fissa ed ogni bambino tende a regolarsi da solo su quanto debba mangiare. Qualche volta i bambini fanno una piccola pausa durante il pasto per il ruttino e poi gradiscono ancora un po` di latte. Assecondateli.

Nella mia esperienza lavorativa è importante però che il bambino trascorra 3 ore circa tra un pasto e l’altro, perché questo tempo gli serve a digerire bene. Ovviamente capiterà di accorciare o allungare di una mezz`ora e questo va bene, ma un po` di regola migliora la gestione del bambino.

Le mamme dovrebbero evitare di attaccare il piccolo al seno “continuamente”, ogni volta che piange, molte volte il bambino non piange per fame e alla lunga allattare continuamente  risulta estremamente faticoso, specie se la mamma lavora.

So che ci sono pareri di eminenti pediatri che dicono esattamente il contrario, cioè di attaccare sempre il bimbo ogni volta che lo richieda, ma molte volte le mamme che allattano vengono a chiedere aiuto perchè non riescono più a sostenere le richieste dei piccoli che restano attaccati al seno solo per dormire o fanno micropasti continui. L`allattamento a richiesta è bellissimo se  i pasti  del bimbo sono  abbastanza regolari,  e comunque nei primi giorni di vita, Successivamente, quando i piccoli mangiano di più questo ritmo risulta spesso difficile da mantenere, sia per la mamma che per il bimbo. 

AD OGNI MODO OGNI MAMMA SCELGA LA MODALITA` CHE LA FA SENTIRE BENE E SERENA: IN QUESTO CAMPO NON CI SONO MAESTRI!

La cosa auspicabile è che la sua crescita sia costante: nei primi mesi il piccolo cresce circa 7etti/1kg. al mese, poi progressivamente meno.

Fino al secondo/terzo mese il bimbo farà 5/6 pasti di solo latte, dal quarto/quinto mese passerà a 5 pasti o a 4, a seconda di quello che desidera.

Anche questi suggerimenti sono solo indicativi e dipendono moltissimo dai ritmi di ciascun piccolo.

Più avanti vi darò alcuni schemi di alimentazione a seconda delle diverse età.

Se è possibile, consiglio alle mamme che non allattano di usare per il piccolo il latte artificiale almeno fino al 7/8° mese, esso infatti contiene tutte le sostanze di cui il piccolo ha bisogno; vanno bene sia i latti in polvere sia quelli liquidi già pronti in bottiglia, che però vanno consumati entro le 24 ore e tenuti in frigo una volta aperti.

Dopo il settimo-ottavo mese,qualora lo si desideri per vari motivi, è possibile ( ma non ovviamente necessario) usare il latte di mucca, se il bimbo è sano e se non ci sono problemi particolari.

È meglio che prima DECIDIAMO ASSIEME, valutando caso per caso cosa sia più opportuno per non creare problemi al vostro bambino.

PER CHI ALLATTA: la nutrice DEVE mangiare un po’ di tutto e deve bere molto. Eviterà eventualmente solo i cibi molto aromatici (melone, asparagi, cipolla, carciofi, …) che possono dare cattivo sapore al latte (MA NON FANNO MALE!)

QUANDO POSSIAMO DARE IL LATTE VACCINO?

Il latte di mamma è il nutrimento migliore possibile ed i latti per l`infanzia sono formulati in modo tale da fornire ai bambini tutti i nutrienti che servono a crescere bene.

Consiglio il passaggio graduale al latte fresco non prima del nono mese, sebbene un po` di latte fresco possa essere dato ai bimbi anche più piccoli. Gli assaggi sono sempre possibili. L`allergia vera e grave alle proteine del latte vaccino è rarissima ed i sintomi sono molto evidenti ed importanti. E` indispensabile però che i bambini assumano frutta verdura carboidrati in modo appropriato. Dopo i 5-6 mesi mangiare solo latte fa male!

Quando passate al latte vaccino potete iniziare così:

Diluizione

Iniziare con

metà latte + metà acqua

Dopo circa 10 giorni dall’inizio

2 parti di latte + 1 di acqua

Dopo 1mese ( a sec. dell`età)

3 parti di latte + 1 di acqua

E` bene aggiungere 1 cucchiaino da caffè di zucchero ogni 100 grammi di liquido (cioè di latte + acqua).

Consiglio di usare, anche per i più piccoli, il latte intero finché lo diluite metà e metà, poi di passare al parzialmente scremato quando toglierete l’acqua ed il piccolo mangia “di tutto”.

Preferite il latte biologico del banco frigo pastorizzato. NO AL LATTE CRUDO!

RICORDATEVI SEMPRE DI SOMMINISTRARE LE VITAMINE FINO AD 1 ANNO.

IL PASSAGGIO DAL LATTE IN POLVERE AL LATTE DI MUCCA DEVE, INDIPENDENTEMENTE DALL’ETÀ, ESSERE GRADUALE : va cambiato un pasto per volta, in modo che il bambino possa abituarsi al nuovo alimento e vanno aggiunte per la prima settimana, in un biberon al giorno, una fialetta oppure una capsula di fermenti lattici.

LO SCHEMA CHE VI HO SUGGERITO VA SEGUITO ANCHE NEI BAMBINI PIÙ GRANDICELLI, ALMENO ALL’INIZIO, PASSANDO DALLE DILUIZIONI MAGGIORI A QUELLE MINORI (CIOÈ DA QUELLE IN CUI PREVALE L’ACQUA A QUELLE IN CUI C`È PIÙ LATTE).

QUAL È IL LATTE IN POLVERE PIÙ ADATTO?

In linea di massima è preferibile mantenere il latte che è stato dato al nido se il bimbo cresce.

Qualora ci fossero dei problemi decideremo assieme cosa sia meglio fare per cambiarlo con un altro latte.

Tenete presente che oggi tutti i latti in commercio sono formulati in modo da rispondere perfettamente alle esigenze nutrizionali del vostro bambino, anche se esistono tra loro differenze di composizione, sapore e costo.

Vanno bene sia le formule in polvere che quelle liquide, sempre consigliate da un pediatra o da un farmacista. Esistono latti economici di ottima qualità.

NATURALMENTE IL LATTE MIGLIORE

E` QUELLO DELLA MAMMA!

QUANDO SI COMINCIA LO SVEZZAMENTO?

Lo svezzamento si comincia dal 4° mese, ma già dal terzo si può cominciare ad usare il biscotto granulato, MEGLIO CHE SIA SENZA GLUTINE E SENZA UOVO, ma qualche “leccatina”ad alimenti che li contengano non faranno danni, anzi aumenteranno la curiosità del bimbo per i cibi.

Dal 4° mese si inizia con la frutta, UN TIPO NUOVO OGNI 3-4 GG schiacciato o frullato: ½ pera , ½ mela , ¼ banana, 1albicocca , 1prugna. Meglio se potete, i prodotti freschi ben lavati e sbucciati! Se usate gli omogeneizzate prendete i biologici.

Dal 5° mese si può, inoltre, dare il brodo di verdura, il passato di verdure e la crema di riso, di mais e tapioca.

Esistono anche preparati già pronti in commercio che semplificano molto le cose, se la mamma lavora fuori casa, sono prodotti sicuri igienicamente e garantiti essere esenti da pesticidi e conservanti, ma se avete tempo, va meglio preparare le minestrine in casa, che costano anche molto meno e ai bambini piacciono di più.  W LA PAPPA FRESCA!

Se il bambino è un po` perplesso coi sapori nuovi, non forzatelo troppo, ma riproponetegli lo stesso tipo di pappa nei giorni successivi: è dimostrato che ci vogliono assaggi ripetuti perché possa apprezzarla. Ricordate che la memoria degli alimenti inizia in utero, cioè il cibo che mangia la mamma in gravidanza viene “gustato” anche dal feto. Così se la mamma è una amante della verdura probabilmente questa piacerà anche al bimbo, se è curiosa nel mangiare lo sarà anche lui.

Le pappe devono comunque essere saporite. Una pappa che non sa proprio di nulla stancherà presto il bimbo e certo non lo farà mangiare con piacere. Ecco perché sono importanti gli assaggini dal piatto di mamma e papà o da quello del fratellino!

 

IL BRODO VEGETALE:

Scegliete verdure possibilmente di cui si sappia la provenienza, meglio se biologiche e a “chilometri zero” lavatele benissimo e sbucciatele prima di cuocerle.

Quando cuocete gli ortaggi, cuoceteli in acqua bollente, meglio se in pentola a pressione ed usate anche il brodo di cottura; salate poco ( non è indispensabile dare tutto completamente senza sale, è dimostrato che un pizzichino di sale non fa alcun danno al bambino e migliora il sapore del cibo) se però aggiungete il grana allora non serve salare perché il grana contiene naturalmente sale.

In mezzo litro di acqua, ponete in pentola a pressione per 10-15 minuti (con la pentola normale ci vuole circa 1 ora e ½ ) 1 patata sbucciata e tagliata a dadini + 1carota sbucciata e tagliata a pezzi (eventualmente, 1 zucchina, finocchio o altra verdura di stagione, evitando pomodoro e aromi all’inizio).

Passate poi il brodo attraverso un passino.

(NON USATE BIETOLE E SPINACI NEI PRIMI PERIODI DELLO SVEZZAMENTO E RISERVATELI AI BAMBINI PIÙ GRANDICELLI).

Aggiungete al brodino 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva (e 1 di parmigiano se il piccolo lo gradisce).

A questa base si può aggiungere o la crema di riso o quella di mais e tapioca.

ATTENZIONE: QUANDO PROVATE AD INTRODURRE NELLA DIETA NUOVI ALIMENTI, PROVATENE SOLO UNO PER VOLTA E SOLO QUELLO PER ALCUNI GIORNI. IN QUESTO MODO, NEL CASO CI FOSSE QUALCHE PROBLEMA COL NUOVO CIBO POTREMO IDENTIFICARLO SUBITO!

NON ABBIATE FRETTA MA FATE ASSAGGIARE AL BAMBINO ANCHE I VOSTRI CIBI SE LI DESIDERA (UN ASSAGGINO DAL PIATTO DELLA MAMMA E` DIVERTENTE E FA` BENE SEMPRE!)

SCHEMI ESEMPLIFICATIVI DELLA ALIMENTAZIONE DEL BAMBINO PER ETÀ

4° MESE: numero abituale di pasti + ½ pera o mela o un pezzetto banana a metà pomeriggio (come merenda). Per variare potete aggiungere alla frutta un biscotto oppure qualche cucchiaio di yogurt (senza coloranti e conservanti, dal banco frigo del supermercato)

5° MESE: sono suggeriti 5 pasti nelle 24 ore, per esempio:

1° pasto 180 gr./200 di latte

2° pasto 180 gr. di minestrina di brodo vegetale con 20 gr. di crema di riso o di mais e tapioca , olio extravergine di oliva e grana (o un cucchiaino di formaggio tipo Philadelphia).

3° pasto 180 gr. di latte + frutta

4° e 5° pasto di latte, eventualmente con 1 biscottino granulato.

6° MESE: sono consigliati 4-5 pasti nelle 24 ore.

Rispetto al quinto mese, si aumentano lievemente le quantità e si aggiungono

alimenti nuovi: si può introdurre il glutine, quindi si potrà usare il semolino, i cereali misti e la pastina “sabbia d`oro”(normale pastina del supermercato!) se prende bene le creme (cioè se il bambino ha imparato a deglutire bene).

Si introduce anche la carne ( quella che abitualmente si consuma in famiglia) coniglio, manzo, vitello, pollame e pesce (trota, platessa, salmone). Basta mangiarla 3-4 volte a settimana.

Come al solito, darete un solo tipo di alimento nuovo ogni 4-5 giorni in modo che, qualora il bambino manifestasse dei problemi alimentari, sapremo subito identificare il cibo responsabile.

Mettete la carne preferibilmente nella pappa di mezzogiorno, non esagerate nella quantità. Logicamente manterrete i cibi già provati e vi serviranno a variare il menù.

Esempio:

1° pasto 250 gr. di latte + 2 biscotti

2° pasto 200 gr. di brodo vegetale + 25 gr. di crema di riso + 5 gr. di olio. ½ omogeneizzato di carne (40 gr) o meglio di carne frullata con il brodo.

3° pasto 200 gr. di latte oppure 1 yogurt oppure ½ omogeneizzato di frutta, o meglio fresca o cotta con appena un po` di zucchero e qualche goccia di limone e un po` di biscotto.

4°-5° pasto 250 gr. di latte

8° MESE:.

Si può incominciare ad introdurre l’uovo, ma solo il rosso, cotto bene e sciolto nella pappa (1 o 2 volte alla settimana).

Se non fa troppo caldo, si può cominciare a cambiare il latte in polvere con quello di mucca diluito con acqua (VEDI SCHEMI PRECEDENTI).

Si inizia la “cena”, si può sostituire il pasto di latte serale con la minestrina + 1 formaggino o 40gr di ricotta o stracchino e le verdure macinate.

Aumentate la varietà degli assaggi a seconda dei gusti del bambino e fategli assaggiare dal vostro piatto.

A questa età si può iniziare a dare il latte vaccino, ma ricordate sempre che il passaggio deve essere graduale (VEDI SCHEMA PRECEDENTE).

Può prendere il brodo di carne una volta o due alla settimana , non di più; può assaggiare la pastina asciutta con olio e pomodoro, il prosciutto cotto, il gelato, la cioccolata etc….

DAL IL 9° mese: si comincia a separare i vari cibi (minestrina, carne, frutta) come per i grandi, in pratica mangia con voi !!

LE MAMME VEGETARIANE POSSONO TROVARE ALCUNE RICETTE ANCHE PER I PIU` PICCOLINI NEI “LINK”. NON SONO CONTRARIA AL VETERARIANESIMO, ANZI, MA E` BENE CHE IO LO SAPPIA.

IN OGNI CASO LA CARNE NON ANDREBBE MANGIATA TROPPO SPESSO NEANCHE DAGLI ADULTI ( UN PO` FA BENE, TROPPO FA MALE): CERCATE DI SEGUIRE UNA DIETA MEDITERRANEA PREDILIGENDO CEREALI ANCHE INTEGRALI E DI TUTTI I TIPI, VERDURA FRUTTA.

NON ABITUATE I BAMBINI ALLE MERENDINE, 1 AL GIORNO ( A SCUOLA) VA BENE. PER LE ALTRE MERENDE POTETE USARE PANE, MARMELLATA, MIELE,CIOCCOLATA E UN BEL BICCHIERE DI SUCCO DI FRUTTA (SENZA ZUCCHERO) O LATTE (ANCHE VEGETALE) SARANNO SANI E …BUONI!!!!!

Consigli alle mamme: Il neonato

IL MONCONE OMBELICALE:

Talvolta ai nidi continuano a consigliare gli impacchi con alcool, ma purtroppo questi possono causare irritazione e macerazione della cute del pancino del bimbo ed inoltre l’alcool non disinfetta come molti credono. In altri ospedali non attuano alcuna disinfezione, ma spesso la cute alla base del moncone si arrossa e fatica ad asciugarsi.

Perciò consiglio di pulire bene il bimbo (che può anche fare il bagnetto), evitando che residui di feci finiscano vicino al moncone e sciacquando sempre con acqua pulita.

Quindi si disinfetta l’ombelico con ACQUA OSSIGENATA 2-3 volte al giorno, si asciuga con garza sterile e si cosparge con un po’ di polvere di Cicatrene, che può essere acquistata in farmacia.

Va molto “di moda” non trattare l`ombelico, ma in molti anni di lavoro sul campo ho verificato che è meglio medicarlo, specie se dopo 5-6 giorni appare ancora “fresco” alla base.

FATEMI VEDERE CON SOLLECITUDINE IL BAMBINO SE IL MONCONE RISULTA UMIDO, CON PUS O SE LA ZONA DI PELLE ATTORNO ALL’OMBELICO RISULTA GONFIA O ARROSSATA E MALEODORANTE : SI POTREBBE TRATTARE DI UNA INFEZIONE!

IL BAGNETTO:

È consigliabile farlo 1 volta al giorno con acqua a 37°, usando prodotti non aggressivi CHE NON CONTENGANO PARABENI (meglio OILATUM bagno, DERMAFFINE detergente, CERAMOL bagno doccia, STELATOPIA detergente BeB Giallo detergente che si acquista al supermercato).

Questi si usano anche per la pulizia della testina, che va lavata per ultima in modo che il piccolo non prenda freddo.

Il bambino va frizionato con un asciugamano caldo e i capelli si asciugano con il phon tiepido (anche se ne ha pochi) .

Le orecchie vanno asciugate con un panno morbido e, solo esternamente, con i “cotton fioc” grossi , in modo da evitare qualsiasi pericolo di trauma all’orecchio.

L’ambiente per il bagno dovrebbe essere sui 23° e non di più, per evitare sbalzi di temperatura all’uscita dalla stanza.

Una crema ottima per la zona del pannolino è la Trofo5 che contrasta anche l’insorgenza delle dermatiti da funghi, ma vanno benissimo anche la pasta di Hoffmann, la pasta di Fissan, la Bepanthenol o altre.

Preferite le creme piuttosto che il talco che, se viene inalato, può creare problemi.

NON USATE SHAMPOO PROFUMATI NÉ COLONIE NEI PICCOLISSIMI, se volete profumarli, mettete una goccia del loro profumo sul retro del vestitino.

NOTA BENE: NON USATE MAI IL NAPISAN PER LAVARE LA BIANCHERIA DEI BAMBINI!

SAPONE DI MARSIGLIA O BIOPRESTO BABY E LAVAGGIO A 40°C SONO SUFFICIENTI!

VIVIAMO IN UN MONDO CHE NON E’ STERILIZZATO ED E’ BENE CHE I PICCOLI VENGANO IN CONTATTO CON I NORMALI MICROBI DELL’AMBIENTE PER IMPARARE A “CONOSCERLI”. DISINFETTARE PREDISPONE ALLE ALLERGIE, LAVARE FA BENE!

NON E’ NATURALE STERILIZZARE LA PELLE DEL BAMBINO!

PER LO STESSO MOTIVO USATE STERILIZZATORI A VAPORE PER I BIBERON NEI PRIMI MESI DI VITA: EVITATE I DISINFETTANTI A FREDDO!

COLICHE GASSOSE:

Verso i 15-20 giorni di vita, durante o subito dopo il pasto, il bambino piange disperato, si contorce e ritira le gambe: sono le cosiddette coliche gassose (dette “spasmo” dalle nonne), che tendono a scomparire solo dopo il 3° mese e sono causate da un accumulo di aria nell’intestino del bambino.

Queste “colichette” tendono a risentire in modo stupefacente della tensione psicologica della mamma: infatti, che ci si creda o no, quando la mamma non si preoccupa troppo di quello che sta accadendo al suo bambino (sapendo che non succederà nulla), ben presto la situazione migliora.

Sono stati fatti molti studi per capire cosa provochi le coliche ma probabilmente le cause sono molte.

Vi suggerisco alcuni accorgimenti semplici ed efficaci per contrastarle : STATE TRANQUILLI IL PIU` POSSIBILE .Avvolgete il neonato in un lenzuolino raccogliendo anche le braccine . Mettetelo a pancia sotto appoggiato al vostro braccio. Cullatelo ritmicamente facendo con la voce “SHHHH” a lungo, come una cantilena. Tenete la luce bassa e riducete al minimo gli stimoli sensoriali attorno a lui.

E ricordate :

  1. Non fumate! Anche se uscite il fumo vi resta appiccicato addosso ed intossica i vostri bambini!
  2.  Dare pasti meno abbondanti (in cui il piccolo inghiotte meno aria) e fate  fare una pausa per il ruttino a metà poppata
  3. Fare buchi piccoli sulla tettarella .
  4.  Somministrare in un po’ di latte, 1 fermento lattico al giorno per una settimana, poi dimezzare le dosi per altri dieci giorni.

RIMEDI :

1)Le tisane a base di finocchio o di anice e melissa, date in piccola quantità (20-30gr) un paio di volte al giorno, possono aiutare. Si legge in rete che secondo uno studio francese, il finocchio può dare danni epatici. In realtà sembra che il lavoro abbia molti punti su cui discutere. Non esagerate mai comunque per non togliere appetito ai bimbi. In ogni caso NON ZUCCHERATE!

2) Esistono rimedi omeopatici che, innocui spesso aiutano a gestire le coliche: Colikind della Loacker 3 granuli prima di ogni poppata sciolti in un cucchiaino d’acqua, oppure Chamomilla 9 CH anche questa con le stesse dosi del precedente e altri che eventualmente vi dirò.

3) Il Mylicon è un farmaco che si dà dopo la poppata, diminuisce il contenuto d’aria in addome e funziona solo usandolo con costanza: 15 gocce 2-3 volte al giorno, tutti i giorni.

4)Alginor è un farmaco che “rilascia” la muscolatura dell’intestino con diminuzione della sua motilità, è efficace anche se può dare sonnolenza e stitichezza. L’Alginor va dato prima del pasto in cui si manifesta la colica: 3 gocce X kg di peso; non abusatene perché può dare qualche effetto collaterale sgradito

5)Tenere a pancia sotto il bambino e “sculacciarlo” leggermente aiuta ad eliminare l’aria, così pure stimolare l’ano con un termometro o con un sondino rettale (si compra in farmacia) quando proprio è disperato.

6)Per ultimo, ma il più efficace: un giretto in macchina ( o nel passeggino) durante la colica la risolve al 90% se gli altri sistemi non hanno avuto effetto.

Se, malgrado tutto, le coliche sono forti, vi preoccupano, coesistono altri problemi, come assenza di scariche da più di 24 ore o vomito, e il pianto non si ferma in tempo breve è meglio che ci sentiamo telefonicamente o in ambulatorio.

 

LE SCARICHE DEL NEONATO:

Le scariche del neonato variano per colore e per numero a seconda della quantità e del tipo di latte che beve.

Di norma variano da 1 a 5-6 al giorno. Più spesso le scariche sono cremose e gialle-oro se il bimbo è allattato al seno.

Talvolta possono essere anche verdastre senza che il bimbo sia malato e questo può conseguire alla coliche oppure alla supplementazione in ferro del latte in polvere o ancora agli alimenti che il piccolo assume quando inizia lo svezzamento.

Se il bimbo scarica anche solo una volta al giorno o ogni due giorni, ma in modo abbondante e non manifesta disturbi, allora non ci sono problemi: ogni bambino ha il proprio ritmo e lo si deve lasciare stare. Qualche volta può saltare un giorno e, se non scarica il giorno successivo, si massaggiare leggermente l’ano con un batuffolo di cotone bagnato in olio di oliva o si può stimolarlo con un sondino rettale acquistabile in farmacia o il vecchio trucco delle nonne venete: un gambo di prezzemolo ben lavato!

Nei casi resistenti, se necessario, si può fare un piccolo clistere di quelli che vendono in farmacia, fatti apposta per i piccolissimi.

Spesso i lattanti spingono molto, diventano rossi e spaventano i genitori; è normale che questo succeda: il piccolo deve semplicemente imparare a coordinare le spinte con il rilasciamento della muscolatura anale e ci vuole “allenamento”!

Ad ogni modo, SE VI PARE CHE IL BIMBO STIA MALE oppure se oltre alla stitichezzaVOMITA, informatemi prima di fare qualsiasi cosa, qualunque sia l’età del bambino.

Posso chiedere un consiglio via mail?

NO, PURTROPPO IL SERVIZIO E` SOSPESO.

MOLTI GENITORI INVECE CHE CHIEDERE CONSIGLI DI “GESTIONE” DEL BAMBINO HANNO UTILIZZATO QUESTO CONTATTO PER RICHIEDERE APPUNTAMENTI, VISITE E CONSIGLI URGENTI ANCHE DI SERA O NEI GIORNI FESTIVI.

E` OVVIO CHE QUESTO COMPORTAMENTO ESPONE A RISCHI IL BAMBINO E A PROBLEMI MEDICO- LEGALI ME.

PER QUESTO MOTIVO NON RISPONDO PIU` ALLE MAIL, MI SPIACE.

UTILIZZO DEL PRONTO SOCCORSO: non abusate del PS e cercate di valutare correttamente la malattia dei bimbi

Noi tutti pediatri, siamo alle prese con l`aumentare delle richieste di visita immotivate o eccessive, frutto dell`ansia dei genitori. Spesso questa ansia è dovuta ad inesperienza, altre volte è conseguenza del cattivo utilizzo di internet che propone siti e opinioni che allarmano i genitori. E` comprensibile, ma bisogna cercare di controllare questo sentimento di paura che, tra l`altro, viene trasmesso anche ai bimbi.

Come regola generale, ci si preoccupi, quando il bambino abbia febbre elevata che non scenda con i farmaci anti febbrili, o il piccolo appaia sofferente, sonnolento o molto diverso dal solito indipendentemente dalla febbre. oltre ai casi di vera emergenza come traumi, ferite sanguinanti, avvelenamenti, ingestioni di corpi estranei etc.

Motivo di visita in tempi brevi è il vomito continuo o un dolore importante o che non receda con gli anti dolorifici ( paracetamolo,ibupfofene).

La tosse è uno dei motivi di visita più frequenti. Senza la febbre e se il naso cola molto, quasi sempre si tratta di raffreddore. Bisogna pulire bene il naso e somministrare una bevanda emolliente ( latte e miele, camomilla e miele, sciroppi zucccherati) e far bene spesso il bambino. Sul sito di “UPPA” ci sono dei bellissimi articoli sulla tosse che vi prego davvero di leggere.

Se invece la tosse è CONTINUA e il bambino fatica a respirare ( non perchè il naso è chiuso ma perchè fatica a prendere fiato), è sofferente, non gioca, indipendentemente dalla febbre va fatto visitare prima possibile.

CIO` CHE VI DEVE GUIDARE E` LO STATO GENERALE DEL BAMBINO CIOE` SE SIA O MENO SOFFERENTE O POCO REATTIVO. SE E` VIVACE PROBABILMENTE NON CI SONO CARATTERI DI URGENZA.

Guardate questi due video preparati dalla ASL di Imola che faranno capire alcune cose.